Immagine del prodotto Gynoflor Vaginaltabletten 36 Stück

Gynoflor Vaginaltabletten 36 Stück

Informazioni specialistiche

Composizione

Principi attivi

Lattobacillo acidofilo liofilizzato, estriolo.

Sostanze ausiliarie

Lattosio monoidrato, diidrogenofosfato di sodio (E339), cellulosa microcristallina (E460), amido carbossimetilico di sodio (tipo A), stearato di magnesio.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

1 compressa vaginale contiene almeno 10 milioni di batteri acidolattici vivi specie Lactobacillus acidophilus in forma liofilizzata e 0,03 mg di estriolo.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Ripristino della flora vaginale fisiologica, ad esempio dopo un trattamento locale o sistemico con antinfettivi.

Trattamento del fluor vaginalis e di lievi infezioni vaginali dovute a flora mista, Gardnerella vaginalis o Candida albicans, se non è obbligatoriamente indicato un trattamento antibatterico/antimicotico.

Trattamento della vaginite atrofica o dell'atrofia vaginale sintomatica in postmenopausa, come monoterapia o anche come terapia associata a una terapia sostitutiva estrogenica sistemica.

Posologia/Impiego

Ripristino della flora vaginale, del fluor vaginalis, trattamento delle infezioni vaginali:

Introdurre profondamente in vagina 1 compressa vaginale la sera, prima di coricarsi, per 6-12 giorni.

In caso di comparsa di un'eventuale mestruazione il trattamento deve essere sospeso per tutta la durata della stessa ed essere quindi ripreso.

Vaginite atrofica/Atrofia vaginale sintomatica:

Introdurre profondamente in vagina 1 compressa vaginale la sera, prima di coricarsi, per 12 giorni.

Terapia di mantenimento

È raccomandata successivamente una terapia di mantenimento con 1 compressa vaginale 2 o 3 volte a settimana.

Dopo 12 settimane il medico curante deciderà se continuare la terapia.

Per l'inizio e il proseguimento del trattamento dei sintomi postmenopausali deve essere impiegata la dose minima efficace per la più breve durata possibile (vedere anche la sezione «Avvertenze e misure precauzionali»).

Istruzioni posologiche speciali:

Pazienti con disturbi della funzionalità epatica

Gynoflor non è stato studiato in pazienti con ridotta funzionalità epatica. Come tutti gli ormoni sessuali, anche Gynoflor è controindicato in caso di insufficienza renale grave (Child Pugh C).

Pazienti con disturbi della funzionalità renale

Gynoflor non è stato studiato in pazienti con ridotta funzionalità renale. Probabilmente non è tuttavia necessario un aggiustamento della dose.

Pazienti anziani

Non è necessario un aggiustamento della dose in base all'età.

Bambini e adolescenti

L'uso di Gynoflor in pazienti prima del menarca è controindicato. Nelle adolescenti dopo la prima mestruazione, ove indicato, è raccomandato lo stesso dosaggio previsto per pazienti adulte.

Controindicazioni

  • Tumori ormono-dipendenti della mammella, dell'utero o della vagina esistenti, pregressi o sospetto degli stessi
  • Iperplasia endometriale non trattata
  • Sanguinamento genitale o secrezioni vaginali con sangue di origine sconosciuta
  • Endometriosi (anche sospetta)
  • Vaginite fortemente infiammatoria, purulente e infiltrata
  • Malattia epatica acuta o anamnesi di malattia epatica, fino a quando il test della funzionalità epatica non restituisce valori normali
  • Porfiria
  • Episodi di tromboembolia esistenti o pregressi (ad es. trombosi venosa profonda, embolia polmonare)
  • Patologia tromboembolica arteriosa attiva o comparsa di recente (ad es. angina pectoris, infarto del miocardio)
  • Bambine e adolescenti prima del menarca
  • Ipersensibilità all'estriolo o ad altre sostanze contenute in Gynoflor

Avvertenze e misure precauzionali

Gynoflor contiene soltanto una piccola quantità di estriolo e di questo soltanto una piccola parte è assimilata.

Nell'utilizzo a breve termine del preparato (ovvero per 6-12 giorni) in presenza di insufficienza epatica, cardiaca e renale, di epilessia o emicrania (anche nell'anamnesi), ipertensione, diabete mellito, porfiria e iperlipidemia sussistono solo rischi minimi. Questo vale anche per le pazienti affette da forte prurito, herpes gestationis o otosclerosi aggravatasi durante una precedente gravidanza, nonché per le pazienti con anamnesi di tromboflebite o di episodi di tromboembolia.

In caso di peggioramento di queste patologie, tuttavia, il trattamento con Gynoflor deve essere interrotto. Lo stesso vale anche se, durante l'uso del preparato, si osserva un sanguinamento vaginale anomalo.

Per il trattamento a lungo termine con Gynoflor tenere inoltre presenti le seguenti avvertenze:

per il trattamento dei sintomi della postmenopausa si deve fare ricorso a una terapia estrogenica locale soltanto se detti sintomi influenzano negativamente la qualità di vita della paziente. Come per tutti i medicamenti a base di estrogeni, occorre effettuare almeno una volta all'anno un'attenta valutazione del rapporto rischi-benefici. La terapia va continuata soltanto se i benefici superano i rischi.

Prima di iniziare o riprendere un trattamento a base di estriolo, è necessario effettuare un'approfondita anamnesi della paziente e della sua famiglia. Occorre inoltre eseguire una visita generale e ginecologica (inclusa una visita senologica), nel corso delle quali devono essere tenute presenti, in relazione al trattamento, l'anamnesi della paziente come pure le controindicazioni e le avvertenze.

Durante il trattamento si consigliano visite di controllo regolari da eseguire secondo modalità e frequenza dettate dalla particolare situazione di rischio della paziente.

Di seguito sono descritti i rischi osservati nell'ambito di una terapia estrogenica sostitutiva sistemica. Non è noto in che misura queste avvertenze e precauzioni possono riferirsi a un preparato per uso topico a basso dosaggio con assorbimento sistemico limitato come Gynoflor. Esse devono essere tuttavia tenute in considerazione, soprattutto in caso di utilizzo sul lungo termine (ovvero per svariati anni).

Motivi per un'interruzione immediata della terapia

La terapia va interrotta alla comparsa di una delle controindicazioni e nei casi seguenti:

  • Mal di testa simile a emicrania che si presenta per la prima volta o comparsa più frequente di mal di testa insolitamente forti,
  • Aumento clinicamente rilevante della pressione sanguigna,
  • Ittero o peggioramento della funzionalità epatica.

Una terapia a lungo termine con Gynoflor (ovvero di durata superiore a 12 giorni) deve inoltre essere interrotta se la paziente resta incinta.

Situazioni in cui è richiesto un monitoraggio particolarmente rigoroso:

La paziente deve essere monitorata con particolare attenzione se una delle seguenti situazioni o patologie è presente o si è verificata in passato o è peggiorata durante la gravidanza o una precedente terapia ormonale. Occorre tenere presente che queste patologie possono nuovamente manifestarsi o peggiorare nel corso di una terapia a base di estrogeni. Ciò vale in particolare per:

  • Fattori di rischio per tumori estrogeno-dipendenti, ad esempio comparsa di un carcinoma mammario in parenti di primo grado,
  • Iperplasia endometriale (vedere oltre),
  • Leiomioma o endometriosi,
  • anamnesi o fattori di rischio per eventi tromboembolici (vedere la sezione «Tromboembolie venose»),
  • Emicrania o (forti) mal di testa,
  • Ipertensione,
  • Diabete mellito con o senza coinvolgimento vascolare,
  • Epatopatie (ad es. adenoma epatico),
  • Colelitiasi,
  • Lupus eritematoso sistemico (LES),
  • Epilessia,
  • Asma,
  • Otosclerosi.

Iperplasia endometriale

Le donne con utero intatto, in particolare quelle che hanno già seguito una terapia estrogenica sistemica, devono sottoporsi a un esame approfondito prima di iniziare un trattamento con Gynoflor al fine di escludere la presenza di iperplasia endometriale o di carcinoma dell'endometrio.

Le donne con utero intatto che seguono una terapia estrogenica presentano, a seconda della dose e della durata del trattamento, un maggiore rischio di sviluppare un'iperplasia endometriale o un carcinoma dell'endometrio.

Durante il trattamento e in particolare nella fase iniziale di impiego quotidiano delle compresse vaginali di Gynoflor, può verificarsi un assorbimento sistemico minimo del preparato. Tuttavia, poiché normalmente il livello plasmatico di estrogeni non supera i valori postmenopausali abituali, non viene consigliata la somministrazione aggiuntiva di progestinici.

Qualora sia necessario un trattamento continuativo è comunque consigliabile effettuare visite periodiche durante le quali andrà dedicata particolare attenzione a quei sintomi che potrebbero essere indicativi di un'iperplasia endometriale o di un'alterazione di carattere maligno dell'endometrio.

Se a un certo punto durante la terapia si verificano sanguinamenti di una certa entità o spotting, occorre indagarne la causa al fine di escludere una degenerazione di natura maligna dell'endometrio, eventualmente effettuando una biopsia dell'endometrio.

Procedere con cautela nel caso di pazienti con anamnesi di endometriosi in quanto una monoterapia a base di estrogeni può dar luogo ad alterazioni precancerose o maligne dei focolai endometriosici residui.

Carcinoma mammario

Studi randomizzati, controllati e studi epidemiologici hanno messo in evidenza un aumento del rischio di cancro al seno nelle donne che hanno seguito per più anni una terapia sostitutiva ormonale (TSO). Nella maggior parte dei casi il rischio relativo si è rivelato più elevato con trattamento combinato di estrogeni e progesterone rispetto al rischio con monoterapia estrogenica, tanto in terapia continuativa quanto in terapia sequenziale.

Una metanalisi di 51 studi epidemiologici ha dimostrato che il rischio di sviluppare un carcinoma mammario aumenta con la durata della TSO e si riduce nuovamente dopo la sua interruzione. Per le donne trattate per 5 o più anni con una TSO, il rischio relativo di sviluppare un cancro al seno era pari a 1,35 (IC 95%: 1,21–1,49).

Lo studio WHI, controllato con placebo, su una TSO combinata con estrogeni coniugati e medrossiprogesterone acetato della durata media di 5,6 anni ha evidenziato un aumento dell'insorgenza del carcinoma mammario invasivo nel gruppo trattato con estroprogestinici rispetto al gruppo placebo (rischio relativo 1,24 [IC 95%: 1,02–1,50]). Nel caso della monoterapia, invece, il rischio non è risultato aumentato (rischio relativo 0,77 [IC 95%: 0,59–1,01]).

Lo studio Million Women Study, uno studio di coorte non randomizzato, ha rivelato anch'esso che il rischio maggiore è legato a una terapia combinata con estrogeni e progestinici (rischio relativo 2,00 [IC 95%: 1,88–2,12]), mentre per la monoterapia con estrogeni il rischio è soltanto 1,30 (IC 95%: 1,21–1,40).

Tutte le donne devono essere sottoposte a una visita senologica eseguita dal medico prima dell'inizio di una TSO e successivamente una volta all'anno, e devono effettuare mensilmente un autoesame del seno. Le pazienti devono essere informate circa il tipo di modificazioni del seno da segnalare al proprio medico. A seconda dell'età e dei fattori di rischio specifici dovrà essere eventualmente eseguita anche una mammografia.

Carcinoma ovarico

Alcuni studi epidemiologici indicano che una TSO è associata a un rischio aumentato di insorgenza di un carcinoma ovarico.

Patologie cardiache coronariche e ictus

Da studi clinici randomizzati e controllati non è emerso che una monoterapia estrogenica o una terapia combinata estroprogestinica possano prevenire una patologia cardiaca coronarica nelle donne con o senza episodi pregressi di questa patologia. Lo studio WHI ha dimostrato un leggero aumento del rischio di patologia cardiaca coronarica nelle donne di più di 60 anni che seguivano una TSO combinata estroprogestinica.

Nelle donne isterectomizzate che seguivano una monoterapia estrogenica, invece, non è stato evidenziato alcun effetto significativo sul rischio cardiovascolare.

In un sottogruppo dello studio WHI 10.739 donne isterectomizzate di età compresa fra 50 e 79 anni hanno ricevuto una monoterapia con estrogeni equini coniugati (0,625 mg/die) o placebo. Il periodo di osservazione ha avuto una durata media di 6,8 anni. Per la TSO è stato segnalato un rischio aumentato di incidenti cerebrovascolari (rischio relativo 1,39 [IC 95%: 1,10–1,77]). L'aumento del rischio si è evidenziato dopo il primo anno di terapia ed è rimasto tale per la rimanente durata del trattamento.

Il rischio relativo è indipendente dall'età o dal tempo trascorso dalla menopausa. Poiché invece il rischio di base di ictus dipende in modo significativo dall'età, nelle donne in TSO il rischio globale aumenta con l'avanzare dell'età.

Tromboembolie venose

Una TSO sistemica aumenta il rischio di eventi tromboembolici venosi (ETV), in particolare di trombosi venosa profonda o di embolia polmonare. Due studi randomizzati, controllati (WHI e HERS) nonché numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato che nelle donne in TSO il rischio è da 2 a 3 volte maggiore rispetto alle donne che non hanno mai ricevuto questo trattamento.

Il rischio pare essere più elevato durante il primo anno di trattamento.

Nello studio WHI è stato osservato che il rischio di ETV era maggiore nelle donne che ricevevano quotidianamente estrogeni coniugati rispetto alle donne del braccio placebo. Ciò valeva tendenzialmente anche per il gruppo trattato con monoterapia estrogenica. In questo caso il rischio relativo di trombosi venosa profonda si è attestato su 1,47 (IC 95%: 0,87-2,47) e quello di embolia polmonare su 1,34 (IC 95%: 0,70-2,55). Nel gruppo trattato con monoterapia estrogenica si sono verificati 30 ETV per 10.000 anni paziente, rispetto a 22 casi per le donne non trattate.

Nelle non utilizzatrici, il numero di ETV su un periodo di cinque anni viene stimato in 3 casi per 1.000 donne nella fascia d'età compresa fra 50 e 59 anni e in 8 casi per 1.000 donne nella fascia d'età compresa fra 60 e 69 anni. Nelle donne sane che avevano ricevuto una TSO per un periodo di 5 anni, si sono verificati da 2 a 6 casi supplementari di ETV per 1.000 donne nella fascia d'età compresa fra 50 e 59 anni e da 5 a 15 casi supplementari nella fascia d'età compresa fra 60 e 69 anni.

Il trattamento deve essere immediatamente interrotto in caso di comparsa dei sintomi correlati o in caso di sospetto di un evento tromboembolico. Occorre informare la paziente che, qualora noti i possibili sintomi di un ETV (in particolare gonfiore doloroso di una gamba, dolore improvviso al petto, dispnea), deve rivolgersi immediatamente a un medico. Le pazienti con fattori di rischio di eventi tromboembolici devono essere attentamente monitorate. A seconda della possibilità, si dovrebbero prendere in considerazione altre forme di terapia. Il rapporto rischi-benefici di una TSO deve essere valutato in modo particolarmente scrupoloso anche nelle donne già in trattamento con anticoagulanti.

I fattori di rischio generalmente riconosciuti come predisponenti a un ETV comprendono anamnesi personale o familiare di eventi tromboembolici (in particolare ETV riguardanti genitori o fratelli e sorelle verificatisi in giovane età), fumo, sovrappeso considerevole (BMI >30 kg/m2), patologie di natura maligna nonché il lupus eritematoso sistemico (LES). Il rischio di tromboembolia venosa aumenta inoltre con l'avanzare dell'età.

Il rischio di ETV può aumentare temporaneamente in caso di immobilizzazione prolungata come pure dopo un grave trauma o interventi chirurgici importanti. Nelle donne in terapia sostitutiva occorre dedicare la massima attenzione alle misure profilattiche per evitare tromboembolie venose dopo un intervento chirurgico. In particolare in caso di intervento alle estremità inferiori o nella regione addominale va considerata l'interruzione della TSO, possibilmente da 4 a 6 settimane prima dell'intervento programmato. Il trattamento va poi ripreso soltanto quando la paziente recupera integralmente l'abituale mobilità.

Un'anamnesi di aborti spontanei ripetuti deve essere indagata per escludere una predisposizione alla trombofilia. In donne con questa diagnosi è controindicato il ricorso a una terapia sostitutiva ormonale.

Per quanto riguarda il possibile ruolo delle varici in relazione al rischio di trombosi finora non esiste alcun consenso.

Demenza

I risultati dello studio WHIMS indicano che le donne che hanno iniziato una TSO sistemica combinata (estrogeni equini coniugati e medrossiprogesterone acetato) dopo i 65 anni sono probabilmente esposte a un rischio maggiore di demenza. Non è noto in che misura questi risultati possano essere estrapolati a una popolazione di donne più giovani in postmenopausa o a preparati per TSO che contengono altri principi attivi e/o utilizzano altre vie di somministrazione.

Altre precauzioni

Gli estrogeni possono causare una ritenzione dei liquidi, di conseguenza le pazienti con patologie cardiache o compromissione della funzione renale devono essere attentamente monitorate, in particolare nelle prime settimane del trattamento.

Nelle donne con ipertrigliceridemia pregressa (in particolare di tipo familiare) è stato osservato in rari casi un aumento significativo dei trigliceridi plasmatici, che può essere associato a un rischio aumentato di pancreatite. Di conseguenza queste pazienti devono essere monitorate con particolare attenzione se seguono una terapia sostitutiva ormonale.

Interazioni

Interazioni farmacocinetiche

In considerazione del contenuto estremamente basso dii estriolo in Gynoflor e dell'applicazione locale, è improbabile il verificarsi di interazioni clinicamente rilevanti.

Il metabolismo degli estrogeni può tuttavia essere accelerato dalla somministrazione concomitante di sostanze che esercitano un effetto induttore sugli enzimi che metabolizzano i medicamenti, in particolare sul citocromo P450, come ad esempio barbiturici, idantoina, carbamazepina e rifampicina.

Sebbene ritonavir e nelfinavir siano noti come potenti inibitori, essi al contrario, in somministrazione concomitante con ormoni steroidei, agiscono come induttori. I preparati con erba di San Giovanni (hypericum perforatum) possono anch'essi esercitare un effetto induttore in relazione al metabolismo degli estrogeni.

Interazioni farmacodinamiche

I lattobacilli sono sensibili a numerosi antinfettivi, di conseguenza un trattamento concomitante con antinfettivi (locali o sistemici) può indurre una riduzione dell'efficacia di Gynoflor.

Non è stata studiata la possibile interazione fra Gynoflor compresse vaginali e i prodotti in lattice (ad es. profilattici, diaframmi, ecc.). A scopo precauzionale occorre quindi eventualmente utilizzare altri metodi contraccettivi durante il trattamento con Gynoflor e nei primi giorni dopo la sua interruzione.

Gravidanza/Allattamento

Gravidanza

Non sono stati condotti studi controllati sull'utilizzo del preparato in donne in gravidanza. I dati ottenuti con esperimenti su animali hanno mostrato effetti indesiderati dell'estriolo sul feto. La maggior parte degli studi epidemiologici condotti fino a oggi non ha tuttavia indicato in modo chiaro un effetto embriotossico o teratogeno dovuto all'utilizzo (non intenzionale) di estrogeni durante la gravidanza.

Poiché l'estriolo è contenuto in Gynoflor in quantità molto ridotta e viene assorbito in misura limitata (vedere «Farmacocinetica»), gli effetti indesiderati sul feto, sul decorso della gravidanza o sul neonato in caso di utilizzo del preparato durante la gravidanza sono poco probabili. Ciononostante è consigliabile utilizzare Gynoflor per il trattamento di infezioni vaginali o per il ripristino della flora vaginale fisiologica dopo terapia con antinfettivi in gravidanza soltanto se il beneficio atteso supera il rischio potenziale per il feto.

La paziente dovrà essere invitata ad avvisare il proprio medico qualora inizi una gravidanza durante il trattamento con Gynoflor.

Non sono disponibili indicazioni relative a una terapia a lungo termine con Gynoflor per donne in età fertile.

Allattamento

I dati disponibili in merito all'utilizzo di estriolo durante l'allattamento non sono sufficienti per poter valutare i possibili rischi per il neonato. È tuttavia noto che l'estriolo passa nel latte materno e può, ad esempio, ridurre la produzione di latte.

In considerazione del basso dosaggio e del trascurabile assorbimento del principio attivo con l'applicazione vaginale, si ritiene tuttavia poco probabile che esso possa indurre effetti indesiderati nel lattante.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

Non sono stati effettuati studi in merito all'effetto di Gynoflor sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine.

Effetti indesiderati

Gli effetti indesiderati sono riportati di seguito in base all'apparato interessato e alla frequenza, secondo quanto osservato negli studi clinici su Gynoflor e nell'ambito della sorveglianza del mercato. La frequenza è stata definita nel modo seguente:

non comune (≥1/1000, <1/100), raro (≥1/10'000, <1/1'000)

Disturbi del sistema immunitario

Raro: reazioni di intolleranza associate ad arrossamento e prurito.

Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella

Non comune: prurito vulvovaginale, bruciore vulvovaginale (in particolare all'inizio della terapia).

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

Non sono previsti effetti indesiderati in caso di sovradosaggio vaginale. Semplicemente, la quantità di lattobacilli presenti nella vagina è maggiore, condizione che corrisponde comunque all'effetto desiderato del preparato.

Per quanto riguarda l'estriolo, è prevedibile un aumento a breve termine dei valori plasmatici, senza tuttavia far ipotizzare effetti indesiderati considerata la quantità esigua e la rapida eliminazione dell'estriolo presente in ogni compressa.

Anche in caso di accidentale assunzione orale di Gynoflor non è necessario adottare misure particolari.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

G03CC06

Meccanismo d'azione

Il preparato contiene i componenti che svolgono anche fisiologicamente importanti funzioni di protezione contro le infezioni ascendenti in un ambiente vaginale sano. Il lattobacillo acidofilo (batteri lattobacilli) è il costituente predominante della flora vaginale sana. Esso trasforma in acido lattico il glicogeno immagazzinato nelle cellule dell'epitelio vaginale. L'ambiente acido che ne risulta (pH 3,8-4,5) crea condizioni sfavorevoli alla crescita dei germi patogeni e costituisce il terreno ottimale per la proliferazione dei batteri lattobacilli.

Le cause più frequenti di deterioramento o di distruzione della flora vaginale fisiologica, rilevabili anche dall'alterazione del valore del pH sono condizioni di carenza di estrogeni (ad es. in menopausa), trattamenti locali o sistemici con antinfettivi, misure igieniche inappropriate, infezioni locali o malattie generali gravi. In seguito alla crescita e alla moltiplicazione dei batteri lattobacilli in grado di moltiplicarsi contenuti in Gynoflor vengono prodotti acido lattico e altre sostanze metaboliche a effetto antibiotico (ad es. il perossido d'idrogeno). La crescita dei germi esogeni viene così ostacolata e infine soffocata, arrivando a eliminare l'infezione.

Dopo la menopausa la quantità di cellule contenenti glicogeno dell'epitelio vaginale diminuisce. L'estriolo, un estrogeno identico all'ormone prodotto dall'organismo, stimola in modo specifico l'epitelio della vagina, della cervice e della vulva causando selettivamente la ricostruzione dell'epitelio vaginale.

Rispetto ad altri estrogeni (ad es. estradiolo) l'estriolo è caratterizzato da un tempo di azione relativamente breve in quanto rimane solo brevemente nel tessuto bersaglio, ha una bassa affinità con le proteine plasmatiche e viene metabolizzato ed eliminato rapidamente.

Il lattosio, utilizzato come eccipiente della compressa vaginale, viene anch'esso trasformato, rapidamente, in acido lattico dal lattobacillo acidofilo, così da indurre la moltiplicazione e il ripristino della flora vaginale fisiologica già dalla prima applicazione. Sintomi frequenti come fluor, prurito, bruciore o dispareunia migliorano nei primi giorni di trattamento. Gynoflor non è indicato per il trattamento di sintomi sistemici di una carenza di estrogeni (ad es. vampate).

Farmacodinamica

Non sono disponibili dati farmacodinamici sull'uomo.

Efficacia clinica

L'efficacia e la sicurezza di Gynoflor per il trattamento dell'atrofia vaginale postmenopausale sono state analizzate in uno studio in doppio cieco controllato con placebo condotto su 89 pazienti. In una prima fase le pazienti hanno ricevuto 1 compressa vaginale di Gynoflor o di placebo per 12 giorni consecutivi. L'endpoint primario era l'indice di maturazione vaginale. Per questo endpoint, ma anche per gli endpoint secondari come valore del pH vaginale e sintomi clinici (ad es. secchezza vaginale) è stata dimostrata una superiorità significativa di Gynoflor rispetto al placebo. In una successiva fase in aperto non controllata, le pazienti sono state trattate ulteriormente per 12 settimane, durante le quali hanno utilizzato una compressa vaginale di Gynoflor per due volte alla settimana. Questa terapia di mantenimento ha permesso di confermare il successo terapeutico osservato all'inizio. Non è tuttavia noto se la terapia di mantenimento con Gynoflor presenti un vantaggio rispetto a una monoterapia estrogenica vaginale a basso dosaggio.

Non sono disponibili dati in merito al profilo di sicurezza di Gynoflor in relazione all'endometrio. In considerazione della bassa dose di estrogeni si può tuttavia ipotizzare un effetto scarsamente rilevante sull'endometrio.

Farmacocinetica

Estriolo

Assorbimento

Dopo una singola applicazione endovaginale di Gynoflor in pazienti in postmenopausa con atrofia vaginale, i valori plasmatici dell'estriolo non coniugato e dell'estriolo totale sono circa raddoppiati raggiungendo il picco massimo dopo 5,5 ore. Il livello plasmatico dell'estriolo non coniugato (biologicamente attivo) è aumentato contestualmente da 19,2 pg/ml a un massimo di 34,7 pg/ml. Dopo 8 ore i livelli plasmatici dell'estriolo non coniugato non sono più aumentati rispetto al valore basale. Dopo un utilizzo per 12 giorni di 1 compressa vaginale di Gynoflor al giorno i valori di estriolo (non coniugato) raggiunti non erano significativamente più alti del valore basale. Non è quindi prevedibile un accumulo di estriolo.

Distribuzione

L'estriolo presenta una limitata affinità con l'albumina plasmatica e, a differenza di altri estrogeni, crea un legame debole con la globulina che lo trasporta.

Il livelli plasmatici di LH, FSH e SHGB non vengono alterati da una terapia con Gynoflor.

Metabolismo

L'estriolo subisce un metabolismo di fase 2 nel fegato con coniugazione con glucuronidi e solfati.

Eliminazione

L'estriolo viene escreto rapidamente, principalmente con l'urina in forma biologicamente inattiva (come glucuronide o solfato). Esso subisce un ciclo enteroepatico.

Lattobacilli

Appena la compressa entra in contatto con i fluidi vaginali inizia la sua scomposizione con conseguente rilascio dei germi liofilizzati. Esperimenti in vitro hanno dimostrato che i lattobacilli riprendono il loro metabolismo nel giro di poche ore, generando la riduzione di un valore di pH eventualmente elevato.

Dati preclinici

Studi preclinici miranti a valutare la tossicità dopo somministrazioni ripetute, la genotossicità e il potenziale cancerogeno dell'estriolo non hanno fornito alcuna chiara indicazione in merito a particolari rischi per l'essere umano, sebbene in studi epidemiologici così come in studi su animali sull'estriolo sia stato dimostrato un rischio aumentato di cancerogenicità. Non sono noti studi preclinici significativi che abbiano preso in considerazione la ridotta quantità di estriolo e la modalità di applicazione locale.

Altre indicazioni

Gynoflor compresse vaginali contiene componenti che in determinate condizioni non si dissolvono completamente, di conseguenza è possibile trovare dei residui della compressa negli slip. Questo non compromette in alcun modo l'efficacia del trattamento.

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sulla confezione.

Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento

Le compresse vaginali di Gynoflor devono essere conservate in frigorifero (2-8 °C).

Durante l'abituale durata del trattamento iniziale di 1-2 settimane non è indispensabile tenere in frigorifero una confezione cominciata.

Conservare fuori dalla portata dei bambini.

Numero dell'omologazione

47358 (Swissmedic)

Titolare dell’omologazione

Medinova AG, 8050 Zurigo

Stato dell'informazione

Luglio 2020

Uso di queste informazioni

Le informazioni disponibili su questa pagina sono pensate per il personale specializzato. Se ha domande si faccia consigliare da un esperto (es. medico o farmacista). Il foglietto illustrativo completo è disponibile anche sulla nostra pagina del prodotto.